sabato 3 luglio 2010

La salute pubblica brasiliana

Mi riallaccio all'ultimo post: il brasile è fuori e il clima è da funerale.
Tutte le decorazioni saranno tolte in pochi giorni e addio entusiasmo.
Quindi, sia football che salute ci hanno delusi.

Vorrei parlare della mia esperienza con il servizio di salute pubblica del Brasile.
Purtroppo non ho da dire niente di buono, e purtroppo ho avuto problemi di salute che mi hanno portato ad averci a che fare.
Per una visita con il medico non ci si può prenotare giorni prima o per telefono. Il giorno stesso che il medico visita, essendoci posti limitati, occorre arrivare 2 ore prima, se si è fortunati a trovare ancora posto, e aspettare il suo arrivo.
Ovviamente non si marca l’ora, per cui non ci si può nemmeno allontanare, ma tutte le persone arrivano alla stessa ora e aspettano il turno.
Tutta questa fila è solo per entrare 2 minuti e sedersi davanti al medico senza essere nemmeno visitati, sia un ginecologo sia un medico clinico.
Per cui ci si ritrova ad assumere farmaci prescritti sulla base dei sintomi, senza risultati di esami.
Come mi è capitato, io ho preso un antibiotico che il medico mi aveva prescritto, che non era adatto e addirittura ha peggiorato la mia situazione tanto da dover ricorrere al pronto soccorso.
Quando sono ritornata raccontandogli dell’accaduto, prima è caduto in una fase sconsolata, poi ha chiesto a me che volevo fare: DOTTORE!! CHIAMI UN DOTTOREEEEE! Avrei voluto dirgli.
Alla fine mi ha prescritto un busco pan, un digestivo (avrei voluto un amaro lucano) esami della glicemia, del sangue, delle feci e per ultimo delle urine, che era il mio vero problema.
Intanto la procedura è sempre la stessa: assumere a caso un antibiotico e andare per tentativi aspettando gli esami.
Questo succede se si riesce a beccare il medico. Nella maggior parte dei casi danno buca nonostante si sia in possesso dell’impegnativa con data e ora procurata con tanta fatica.
Eh sì! Ho dovuto svegliarmi almeno due volte alle 4:30 del mattino perché per prendere appuntamento (solo per l’appuntamento) ci sono due o tre posti al giorno.
Comunque i medici arrivano sempre con un ritardo di almeno un’ora o un’ora e mezzo, e spesso non si presentano. Nemmeno avvisano i pazienti che stanno aspettando da ore, nessuno sa niente se verranno o no. Si aspetta fino a che ci si rende conto che è davvero tardi, e si ritorna con un altro appuntamento per il giorno dopo, e poi il giorno dopo ancora ecc…e spesso con un orario sbagliato.
Per non parlare dei tempi di attesa degli esami. Fai tempo a morire o auto-medicarti. Anche i risultati tardano due settimane ad arrivare se non è per via privata.
Tirare la conclusione è facile: la gente povera che non può permettersi un medico privato, deve soffrire. Subisce umiliazione e mancanza di rispetto da parte di professionisti che rappresentano la salute pubblica. Quindi al povero spetta inevitabilmente la condizione di sofferenza e non ha altra scelta. Non gli verrà ridato il tempo che ha perso aspettando e viene lasciato nella completa ignoranza sulla durata della sua attesa.
Il fatto che probabilmente non lavora può considerarsi un deterrente.
Quello che fa rabbia è che dal medico si va perché davvero si ha bisogno e si sta male. Con questo ricevimento ci si avvilisce e ci si rassegna a convivere con la propria malattia, diventando malati cronici.
Un dottore che mi liquidò in un minuto dopo ore di attesa, senza visitarmi e senza alzarsi dalla sedia, mi disse che qua non siamo in Italia e che è diverso il sistema.
La medicina o scienza medica che si studia all’università è sì uguale in tutto il mondo.
La salute e le cure mediche sono un diritto universale!!

mercoledì 30 giugno 2010

I MONDIALI IN BRASILE

Ho la fortuna di poter assistere ai mondiali in questo paese, dove si respira un clima completamente differente dall'italia.
già un mese prima ho assistito ai preparativi meticolosi, cioè tutti in tutti i negozi, bar, uffici, case...sono stati appese bandierine e palloni verdi e gialli.
Perfino negli ambulatori, o nel negozio che vende bare per morti!
non esiste un locale che sia potuto sfuggire. tutte le auto che circolano hanno bandierine appese ai vetri e le persone girano per strada e entrano perfino in ufficio o nei negozi con la divisa del brasile.
Addirittura si ricoprono auto e moto con stelline colorate, e si dipingono i muri delle case.
Qua non si parla di altro. Durante le partite, ad ogni gol messo in rete, succede il putiferio, si sparano BOMBE (così le chiamano qua) in aria, botti, petardi, trombette.
La droga per il calcio è tanta che nell'orario della partita, non si lavora!!!
Gli autobus non circolano, i supermercati chiudono insieme a tutti i negozi e tutte le attività.
perfino il mio centro è rimasto chiuso. Già un'ora prima dell'inizio la gente si prepara per assistere alla partita e trovarsi pronta di fronte a una tv.
Quando l'italia è stata eliminata, è venuto fuori l'orgoglio e la presunzione vera dei brasiliani, che mi hanno schernita ridendo dell'italia, sebbene io ripetessi che non mi importava e che sapevo che sarebbe andata così.
Solo una persona mi ha detto: mi dispiace per l'italia!
Da qua si potrebbe avanzare un pensiero un po' scontato: tutti questi soldi spesi inutilmente quando c'è ancora così tanto divario tra la popolazione, tra ricchi e poveri.
E gli italiani come vivono il mondiale? io sarei d'accordo sul sospendere qualsiasi attività lavorativa durante la partita!!!Suggerisco per la prossima volta.
Noi qua ci saremmo trovati abbastanza in imbarazzo nel caso di uno scontro diretto italia- Brasile.
per chi tifare?quando esultare e con chi?
Io tifo per il Brasile, essendo qua e volendo festeggiare con la gente.
Quando ero a sevilla e la spagna vinse gli europei, assistii al delirio totale!!
Noi non abbiamo, per scelta, la televisione in casa, e quindi insieme agli amici ci ritroviamo al baretto bevendo cerveja e sudando.

Nel prossimo post scriverò qualcosa sulla salute pubblica brasiliana invece, che in confronto è un disastro totaleee!!

mercoledì 9 giugno 2010

Sao Luis

Mercoledì sera sono partita con l’autobus notturno alla scoperta di sao luis, nel maranhao, lo stato a nord del piauì.
Sebbene l’ansia da partenza era alta e stavo desistendo, arrivata là mi sono tranquillizzata e sono davvero contenta di questa avventura.
Mi ha ospitato una ragazza carinissima, accomodante e disponibile per quattro giorni, fabiola, che lavora in questa città, e con la quale mi sono trovata benissimo.
Il primo giorno siamo andate a fare un giretto al mare insieme ad un altro amico. Il fatto divertente è stato che io mi ero portata dietro tutto per la spiaggia, ma in realtà ci siamo seduti in un bar sulla spiaggia come fa tutto il mondo, senza alzarci né passeggiare.
Purtroppo il mare non è molto pulito e nessuno nuota, ma la spiaggia è molto grande ed estesa, senza ombrelloni e lettini come da noi.
La sera invece siamo andate a fare un giro in centro, che è molto carino, anche se non tenuto bene.
Le case e i palazzi hanno mura colorate con piastrelle decorate.
Ci sono molti bar e localini dove suonano musica di tutti i tipi: raggae soprattutto!
Ho assistito anche a una lite, in cui mi sono spaventata perché mi trovavo dentro al bar dove è successo. Ad un certo punto tutti hanno cominciato a gridare e correre a ogni lato, e io insieme a tutte le donne mi sono riparata nel bagno. Purtroppo un tipo che era stato pestato dal cameriere del bar prima, è ritornato minacciandolo di ferirlo con un coltello, e il cameriere ha preso un coltello nascondendolo nella cintura dei pantaloni aspettandolo e chiudendo però la veranda.
Quindi eravamo tutti chiusi dentro al bar quando è iniziato il casino…il tipo aveva preso un bicchiere di vetro lanciandolo dalla finestra aperta contro il cameriere e da lì è iniziato il trambusto in cui io sinceramente non ho capito niente.
Invece ho passato tutto il giovedì a spasso per la città, visitando il palazzo del governo, musei di arte e artigianato maranhense, archeologia e sulla cultura indios.
Ho preso anche molta pioggia!!
La sera è stata davvero speciale. È sao joan, una festa che dura un mese, e nella piazza del centro hanno fatto spettacoli e balli tipici, suonando dal vivo con ballerini e ballerine bravissimi vestiti come indios, con piume colorate in tutto il corpo e rappresentando la storia del bumba meu boi.
Sono rimasta incantata. Poi per tutte le strade la sera era pieno di gente che suonava e ballava la samba. Ho conosciuto tante persone e amici, mi sono divertita tantissimo. Io e fabiola abbiamo concluso la serata con amici in un locale raggae molto alternativo.
Domenica ho visitato alcantara, una cittadina molto graziosa, in mezzo alla natura sul mare, con rovine antiche, di fronte a sao luis. Ho preso una barca, ed è stato strano perché sembrò di andare su un’isola, quando al contrario è sao luis l’isola e alcantara è nel continente.
Al porto ho visto dei bellissimi fenicotteri rossi fosforescenti, ma non ricordo il nome.
Ad alcantara ho passeggiato per le stradine insieme a un uomo di sao paulo, abbiamo chiacchierato tutto il tempo sul brasile, le riforme sociali, la povertà e la politica, mangiando pesce e bevendo birra.
Mi sono sentita nuovamente vive, piena di stimoli e di curiosità.
La sera sono tornata a prendere il mio zaino, e alle 21 ho preso l’autobus accompagnata da un amico conosciuto che per fortuna mi ha calmato l’ansia pre- partenza.
Sono stati insomma 4 giorni meravigliosi. Qua a parnaiba il tempo a volte sembra fermarsi e le persone sono difficili da conoscere.
Invece a sao luis tutto è parso bellissimo. Vitale, culturale, accogliente.
Una delle mie gite più belle da quando sono qua.

giovedì 13 maggio 2010

pensieri ...

È davvero difficile spiegare a chi non è con me come procede la vita e quante differenze ci sono con quella vecchia.
Posso ricercare le parole giuste e descrivere accuratamente i particolari, ma sono certa che non riuscirei a fare creare l’immagine giusta e nemmeno l’idea di questa realtà.
Non posso prestarvi i miei occhi, non posso regalarvi le mie esperienze quotidiane di chi è già entrato nel sistema e lo ha iniziato a capire, dopo la bellezza di quattro mesi.
C’è differenza tra sapere e sperimentare.
Quando leggo il giornale con le notizie dei fatti internazionali, delle guerre e delle situazioni disastrose al limite della sopravvivenza, certamente rimango shoccata, triste ma mi rendo conto che la mia idea è molto astratta, vaga perché non ne ho esperienza diretta.
La vivo indirettamente, forse costruisco delle immagini raccolte nel passato da telegiornali, documentari o film, foto di giornali. Sono come ferma immagini di una pellicola, muti, senza suono e senza movimento.
Rimango uno spettatore estraneo, senza coscienza di ciò che sta dietro alla cinepresa, di quello che realmente sono stati il lavoro, i pezzi tagliati e censurati…
Ecco, io mi sento come un artista che cerca di imprimere una emozione vissuta su un supporto, una tela, uno strumento, sperando che il mio pubblico possa percepirlo.
Purtroppo le interpretazioni sono infinite e soggettive, e fallisco miseramente già all’inizio del tentativo.
Ciò nonostante scrivere di questa esperienza mi appaga e anche fosse una goccia nel deserto ne vale la pena.
La pace invade il mio cuore, improvvisamente mi riempio di pace, come il vento quando entra in casa come un’esplosione. Mi solleva i piedi da terra quando la strada sembrava finire, mi trasporta e mi culla tra le nubi e gli uccelli del cielo.
È come vivere il primo amore, genuino innocente e vergine.
È darsi un’altra possibilità, un’altra chance, e riscoprire la verità della vita quando la si credeva persa. La bellezza della vita è nella vita stessa, e non necessita di essere riempita con mille cose per essere apprezzata. L’uomo vuole trasformare e costruire qualsiasi cosa, anche se stesso, perché è alienato? Insoddisfatto? La società offre mille infrastrutture e servizi per colmare il vuoto, il buco vertiginoso che attanaglia lo stomaco. Ci si allontana sempre più da noi stessi, dalle risposte ai bisogni infiniti e spesso fittizi dell’uomo.
Di cosa abbiamo bisogno se non abbiamo noi stessi? Se ci siamo persi e non sappiamo in che direzione andare?
Proseguire a testa bassa perché l’importante è andare avanti, non rimanere indietro ma al passo degli altri.
Questo mi è stato detto prima di partire per dissuadermi.
Io invece sto vivendo un’altra vita dentro la vita. Sorrido alle paure del passato, mie ma soprattutto dei miei amici e familiari, più spaventati di me. Era quella paura di vivere, di scoprirsi, di abbandonare qualsiasi certezza e sicurezza (false) e rimettere in gioco tutto.
Questa vita è mille volte meglio di quella che ho lasciato, nella sua semplicità che si respira a pieni polmoni e ubriaca con la sua forza.
A volte mi sento così lontana dalla vita che ho lasciato. Mi sento molto più me stessa qua, più simile e empatica a queste persone.
Ci si apprezza realmente per quello che si è, senza trucco e senza inganno, né artifizi.
Cammino per strada con infradito di cuoio basse, sempre, di giorno e di notte, a lavoro o in casa. Capelli spettinati e legati per non sudare. Canottiera e gonna spesso bagnate dal sudore. Nessun gioiello, nessun machillage, nessun profumo né firma sugli abiti.
Non c’è bisogno di sedurre, non è importante la ricchezza, l’apparenza o la formalità.
Le persone sono importanti, in quanto persone a prescindere.

martedì 27 aprile 2010

la salvezza è vicina

Ci sono dei momenti, a volte, che mi sembra che questa vita abbia davvero un senso e una bellezza incredibili.
Sono momenti lunghi, quasi come un improvviso sospiro a pieni polmoni.
Allora vedo spalancarsi improvvisamente delle porte davanti a me e la luce mi abbaglia gli occhi.
Ogni cosa mi pare che come un ingranaggio faccia parte di un meccanismo perfetto, e io inizio non solo a vederlo, ma anche a viverlo.
Forse sto finalmente lasciando alle spalle le mie radici, la mia cultura e i miei preconcetti, il modo di pensare e vivere a cui ero abituata e mai avevo messo in discussione.
Mi sto spogliando completamente per raccogliere quello che di vero e puro può offrire questa calda terra dalle persone felici e sorridenti.
C’è tanto da imparare, nonostante per assurdo sia io qua per aiutare loro.
La giornata trascorre pigra e calda, il sudore cola dalla fronte e impregna in pochi minuti i vestiti, il sole acceca e manca l’aria a mezzogiorno. Tutti attraversano il ponte a piedi o in bici.
La semplicità delle persone è disarmante. Qualsiasi lavoro facciano, si riflette in loro dignità e orgoglio: il lustrascarpe della piazza, chi prepara le vitamine sul carretto, chi vende i cocchi, chi trasporta sulla barchetta le persone da una riva all’altra del fiume, chi vende la frutta a lato della strada…
Non posso che inginocchiarmi e stimare loro piu di qualsiasi ricco imprenditore, o avvocato, o dentista o politico.
Ognuno sorride, aiutando il prossimo come se fosse lui stesso, dedicandogli tanto tempo, tutto quello che ha a disposizione, senza chiedere niente in cambio.
Nessuno ha tanta fretta da non accorgersi di chi ha bisogno. Nessuno è tanto povero da non poter offrire una mano e un sorriso a chi incontra per strada.
Le persone non lottano tra di loro per farsi concorrenza, per cosa poi??
La sera ci si siede sul marciapiede di fronte alla propria casetta per chiacchierare con i vicini e godere di un po’ di frescura. Non ci sono pubs, bar, o concerti o eventi.
Non c’è bisogno di niente per stare bene, basta avere se stessi.
Non serve l’auto ultimo modello, o il vestito firmato, o il taglio fresco della parrucchiera, o la casa con il giardino pieno di fiori, o il pc con internet.
Noi italiani siamo i ricchi, di denaro, ma siamo anche i poveri di sentimenti, di affetto e di speranza.
A che serve allora un buon lavoro, un buon salario se non riusciamo a goderci la vita nelle cose più semplici?
La mia più grande fortuna è avere amici, buoni amici che ogni giorno mi insegnano cosa è l’amore.
Passiamo tanto tempo insieme, pomeriggi, sere, weekend, e godiamo di noi, del chiacchierare, della condivisione in tutti i sensi, dello scambiarci gesti e parole affettuose in ogni momento per ricordare all’altro di quanto sia importante per noi.
Mi sento amata, benvoluta e vorrei essere in grado di ricambiare allo stesso modo.
Non mi serve nient’altro.
Quando uno dei nostri amici finalmente riceve qualche soldo in più, compra qualcosa per tutto il gruppo, per festeggiare, senza parsimonia e senza rimpianto.
È un pensiero spontaneo e gentile, che mi fa capire quanto poco conti il denaro per stare bene davvero.
Resami conto di questo, molte preoccupazioni e tensioni si sono dissolte.
Allora non erano problemi seri e reali, ma solo pensieri sporchi e limitanti, negatività assorbite negli anni passati.
Mi sento come i bambini di vazantinha, le cui risate argentine sono uguali a quelle di tutti i bambini del mondo, e che ridono sempre, giocano e si divertono anche senza i giocattoli.
I loro abbracci, i loro sguardi profondi e carichi di speranza mi fanno sentire degna di essere lì con loro, di essere anche io pura come loro.

lunedì 19 aprile 2010

Íl ritorno dopo la vacanza

Jeri è una spiaggia incantata, un parco naturale che solo pochi volenterosi possono raggiungere.
Sono arrivata là dopo 5 ore almeno di viaggio, di cui una in giardiniera, ovvero un camioncino stile militare, con dietro posti a sedere come in autobus, ma in fila, e senza tetto sulla testa.
Le buche erano veramente dure e i salti che abbiamo fatto per poco non ci lasciano paralitici.
Si percorre una parte in sentierini sabbiosi e stretti in mezzo alla vegetazione, e una parte sulla battigia del mare, proprio sulla spiaggia.
Finalmente, arriviamo nel villaggio, verde, vivo e ospitale.
La spiaggia è un susseguirsi di alte dune di sabbia desertiche, gialle, che su buttano sul mare.
E’ un paesaggio molto suggestivo, e quando c’è il tramonto, tutte le persone come in una processione religiosa, salgono lentamente la duna piu alta per essere spettatori di questo spettacolo naturale che lascia senza fiato. Il sole tramonta dietro la linea dell’oceano, regalando rosse e gialle e rosate strie di colore nel cielo, spesso plumbeo alle spalle.
L’acqua invece sembra uno stagno d’oro e azzurro profondo, che riflette sui nostri occhi la luce del sole sempre piu arancione.
Dietro invece altre distese di dune punteggiate da palme e oasi verdi.
Addirittura sulla duna tra tutti gli spettatori sempre si fissa un carrettino per la caipirinha, giusto per coloro che non vogliono farsi mancare nulla.
Già da lontano invece si odono i ritmi dei tamburi della capoeira, perché ogni sera si riuniscono sulla spiaggia nello stesso momento del tramonto i ragazzi per danzare e giocare in cerchio, con tutti i curiosi che applaudono e restano a bocca aperta per le loro capriole e piroette nell’aria.
Il villaggio è colorato, con tanti negozietti abbastanza turistici, e distribuito in 3 o 4 stradine parallele principali. Ogni sera c’è una festa, alla quale pero noi non abbiamo mi partecipato perché ci addormentavamo nel letto prima che iniziasse.
Tutto i tre giorno sono stati in relax e comunione con la natura.
Il giorno della mia partenza è stata un’avventura: a bordo di una jip, di quelle aperte dietro per montare i carichi, in 14 persone!cinque erano distribuite su tutti i lati, attaccati fuori, chi alle portiere, chi al tetto in piedi. Abbiamo percorso tutto il lato spiaggia verso sud, guadato 2 fiumi su zattere di fortuna e attraversato le mangrovie.
Insomma, mi dispiace di aver dimenticato la macchina fotografica a casa.
Arrivo a parnaiba, la calda Parnaiba.
In casa già non c’è acqua, e tuttora siamo senza. Oggi è stato il periodo più lungo senza acqua, e ancora non sono riuscita a farmi la doccia né a lavare i piatti.
A casa siamo solo io e Aureliano, e mi chiedo come facciamo in due a sporcare così tanto.
La mia camera invece era aperta e pulita, con una farfalla di carta colorata sul tappeto e un acchiappasogni appeso al soffitto. Che bel regalo di benvenuto.
Rivedere i miei amici è stato molto emozionante. Per l’occasione ci siamo bevuti metà dei nostri vini italiani che ci eravamo importati illegalmente.
poi c è stato il mio pseudo primo giorno di lavoro.
Molti, ma non tutti i bambini, mi hanno accolta gridando e abbracciandomi.
Tutto sembra che torni alla normalità molto presto.
Il lavoro, la routine, il caldo, la convivenza, le serate con gli amici…solo in più per ora c’è la palestra. Chi l’avrebbe mai detto?
Io e aure ci siamo iscritti, giusto per mantenere la linea e magari vedere altra gente.
Sembra divertente, ma non voglio dedicarci troppo spazio perché non meriterebbe, la palestra è da tamarri nella mia opinione.

mercoledì 3 marzo 2010

LAVORO AL CENTRO DI NUTRIZIONE A VAZANTHINA

Qual'è il mio lavoro?
Sto al centro di nutrizione di Vazantinha, che fa parte dell' isola al di là del ponte che separa la città da Ilha grande appunto.
In questo barrio c'è molta più povertà del centro.
Non ci sono strade asfaltate ma di ghiaia o sabbia, non c'è luce di notte, e le case più ci si addentra e più sono sobrie, fatte di terra con tetti di foglie di palma.
Somigliano più a capanne bassine.e dentro non c'è niente.
In questo centro, ci sono bambini sottopeso, che io e giulia abbiamo pesato e misurato in tutta vazanthina e deciso che avevano bisogno di frequentare il centro valutando le curve di crescita.
Sembra molto piu un asilo comunque, in cui si fanno attività di gioco e ricreative.
I bambini hanno dai 3 ai 7 anni.
Io tutte le mattine alle 8 prendo la bici e attraverso il ponte, sudando già perchè il ponte è con una incredibile pendenza e non so perchè l'abbiano costruito così alto dato che il fiume non può crescere tanto.A meno che non arrivi uno tsunami.
E ogni settimana preparo un menù con ricette brasiliane da proporre x colazione e pranzo.
Qualcuno si chiederà che ne so io di culinaria brasiliana?
E invece è così, mi sono procurata un ricettario ed è già un mese che ogni settimana cambia il menù.
Sperimento, poi quelle che non piacciono o sono problematiche vengono sostituite.
A volte cucino anche io, aiuto la cuoca, oppure quando la cuoca non c'è prendo il suo posto.
E non immaginate che fatica che faccio. Non riesco a sollevare le pentole da quanto pesano! Mi brucio la faccia e sudo dal caldo. Ci metto 2 ore per fare tutto in tempo.
Ma mi diverto!ma quando c'è la cuoca mi sembra che tutto venga meglio, perchè lei almeno è brasiliana e mi aggiunge quel non so che fa sembrare un riso davvero arroz, i fagioli feijao ecc...
poi alla fine della settimana faccio la lista delle cose che bisogna comprare per la settimana seguente in base al menù.
La prossima settimana facciamo la pizza, e pensavo di coinvolgere i bambini per la preparazione, per avvicinarli un po' al gusto del cibo.
C'è una bambina che non mangia nulla, altri che quando il compagno lascia nel piatto lo prendono e finiscono anche il loro! Che soddisfazione. Ma un po' sono preoccupata.
Izaquiel mangia 3 piatti ogni giorno, che diventi da grande un ciccione bulimico?
Adesso è magrino, è lì per quello, e io lo incentivo a mangiare, ma non starò facendo un danno al suo futuro?
Ogni mese li pesiamo, e pesiamo anche tutti i bambini del barrio, che saranno una 50ina.
Poi ho conosciuto la nutrizionista, che una settimana ha fatto un incontro per le mamme sull'alimentazione sana.
E io devo prepararne uno per le mamme del centro.
Solo che la lingua ancora è un po' difficile. Parlo ma vorrei avere un linguaggio più ricco.
Mi preparerò un discorso imparato a memoria.
E poi basta. Non mi rimane molto tempo. Vorrei imparare qualche lavoro artigianale che qua tutti fanno, ma ancora nel pomeriggio ho sempre qualke piccolo impegno o compra. Considerando che qua alle 18 chiudono tutti i negozi, che alle 18:20 è buio pesto, e fino alle 15 è da pazzi uscire.
Quindi se devo andare in internet, o comprare qualcosa, pomeriggio perso!!!
qua tutte le donne hanno una squadra di figli, anche da giovanissime, perkè per ogni figlio ricevono borse famiglia, e quindi sono una ricchezza.
Io mi sento vecchia, quasi mi viene voglia di fare figli!!!
non c'è bisogno di chissà quale cosa, di tutte le seghe che ci facciamo in italia, dei PIANETI CHE DEVONO ESSERE PERFETTAMENTE ALLINEATI, il lavoro, la casa, la famiglia, la salute, l'amore e l'uomo giusto.
È tutto così naturale e semplice. Non so se sia meglio, ma qua tutto funziona a proprio modo con le sue regole.
Ah, altro lavoro recente è quello di separare tutti i fagioli che ci sono arrivati, quelli buoni da quelli rovinati, uno a uno. Sono grandi come un'unghia di mignolo e ne abbiamo 3 sacchi altri un metro.
Ogni giorno dopo le 11:30 ci mettiamo lì e per un'ora perdo la vista e fare questo, secondo la mia opinione, inutile lavoro perditempo.
Andiamo a rilento e tra 2 mesi saremo ancora lì a dividere i fagioli. Per fortuna che a fine marzo torno per un po', così mi libero dall'incombenza leguminosa.
Ho provato a proporre metodi alternativi, il sole, la sabbia dentro le bottiglie..ma pare che il peggiore metodo sia l'unico accettabile e sicuro.