lunedì 19 aprile 2010

Íl ritorno dopo la vacanza

Jeri è una spiaggia incantata, un parco naturale che solo pochi volenterosi possono raggiungere.
Sono arrivata là dopo 5 ore almeno di viaggio, di cui una in giardiniera, ovvero un camioncino stile militare, con dietro posti a sedere come in autobus, ma in fila, e senza tetto sulla testa.
Le buche erano veramente dure e i salti che abbiamo fatto per poco non ci lasciano paralitici.
Si percorre una parte in sentierini sabbiosi e stretti in mezzo alla vegetazione, e una parte sulla battigia del mare, proprio sulla spiaggia.
Finalmente, arriviamo nel villaggio, verde, vivo e ospitale.
La spiaggia è un susseguirsi di alte dune di sabbia desertiche, gialle, che su buttano sul mare.
E’ un paesaggio molto suggestivo, e quando c’è il tramonto, tutte le persone come in una processione religiosa, salgono lentamente la duna piu alta per essere spettatori di questo spettacolo naturale che lascia senza fiato. Il sole tramonta dietro la linea dell’oceano, regalando rosse e gialle e rosate strie di colore nel cielo, spesso plumbeo alle spalle.
L’acqua invece sembra uno stagno d’oro e azzurro profondo, che riflette sui nostri occhi la luce del sole sempre piu arancione.
Dietro invece altre distese di dune punteggiate da palme e oasi verdi.
Addirittura sulla duna tra tutti gli spettatori sempre si fissa un carrettino per la caipirinha, giusto per coloro che non vogliono farsi mancare nulla.
Già da lontano invece si odono i ritmi dei tamburi della capoeira, perché ogni sera si riuniscono sulla spiaggia nello stesso momento del tramonto i ragazzi per danzare e giocare in cerchio, con tutti i curiosi che applaudono e restano a bocca aperta per le loro capriole e piroette nell’aria.
Il villaggio è colorato, con tanti negozietti abbastanza turistici, e distribuito in 3 o 4 stradine parallele principali. Ogni sera c’è una festa, alla quale pero noi non abbiamo mi partecipato perché ci addormentavamo nel letto prima che iniziasse.
Tutto i tre giorno sono stati in relax e comunione con la natura.
Il giorno della mia partenza è stata un’avventura: a bordo di una jip, di quelle aperte dietro per montare i carichi, in 14 persone!cinque erano distribuite su tutti i lati, attaccati fuori, chi alle portiere, chi al tetto in piedi. Abbiamo percorso tutto il lato spiaggia verso sud, guadato 2 fiumi su zattere di fortuna e attraversato le mangrovie.
Insomma, mi dispiace di aver dimenticato la macchina fotografica a casa.
Arrivo a parnaiba, la calda Parnaiba.
In casa già non c’è acqua, e tuttora siamo senza. Oggi è stato il periodo più lungo senza acqua, e ancora non sono riuscita a farmi la doccia né a lavare i piatti.
A casa siamo solo io e Aureliano, e mi chiedo come facciamo in due a sporcare così tanto.
La mia camera invece era aperta e pulita, con una farfalla di carta colorata sul tappeto e un acchiappasogni appeso al soffitto. Che bel regalo di benvenuto.
Rivedere i miei amici è stato molto emozionante. Per l’occasione ci siamo bevuti metà dei nostri vini italiani che ci eravamo importati illegalmente.
poi c è stato il mio pseudo primo giorno di lavoro.
Molti, ma non tutti i bambini, mi hanno accolta gridando e abbracciandomi.
Tutto sembra che torni alla normalità molto presto.
Il lavoro, la routine, il caldo, la convivenza, le serate con gli amici…solo in più per ora c’è la palestra. Chi l’avrebbe mai detto?
Io e aure ci siamo iscritti, giusto per mantenere la linea e magari vedere altra gente.
Sembra divertente, ma non voglio dedicarci troppo spazio perché non meriterebbe, la palestra è da tamarri nella mia opinione.

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